Garbage & Wastes / Immondizia & Rifiuti
lo Squaderno
no. 29, September 2013
edited by Andrea Mubi Brighenti & Federico Rahola

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Photograph by icaryn.

Photograph by icaryn.

In this issue of lo Squaderno we aim to discuss a good number of garbage stories. Today, garbage has immediate political significance, whether in the form of ecological and sanitary emergency, or in the form of disciplination of given population segments. Indeed, waste is a crucial complementary value in the late-capitalist processes of accumulation by dispossession: it is a marginal element that in fact turns out to play a central role in contemporary logics of capital accumulation. Questioning waste, in all its possible political meanings, thus implies to directly address the complex and central place occupied by the margins in current governmental late neoliberal politics.

On the one side, waste disposal is an activity that heavily touches upon territories, to the point of not simply polluting areas but also stigmatizing them. Living near – or even inside – a dump, or in proximity of polluting structures, provides, in many places around the world, the ideal recipe for urban stigmatization and marginalization. Garbage thus functions as quintessential social anti-value: its contamination is double, at once biological and moral. Bad disposals management recurrently leads to mediatized alarms that clear the ground for all sorts of emergency enforcement measures capable of trumping all democratic discourse.

On the other side, especially in Western countries but not only there, recycling is turning into a new form of disciplination and a new method for hierarchizing humans. Recycling increasingly configures a new type of racism, no longer a biological one, but one based on the difference between the civilized, who recycle correctly, and the uncivilized, who are incapable of recycling – or, even worse, unwilling to do so.

At first sight, then, society hates its own garbage. But, what does it mean to affirm that our society produces wastes? We would like to suggest a further meaning: contemporary society wastes not only packages and industrial chemicals, but also all the people whose capacities cannot be converted into economic assets – and, as a result of the crisis, increasingly also all people who loose their job due to cuts and shrinkages.

We welcome submissions from all disciplinary perspectives investigating the role, function and paradoxes concerning garbage, waste and society. We accept both general reflections and case studies that may help understand the space and politics of garbage and wastes.

About:

Launched in 2006, lo Squaderno collects original short features by people committed to research in various fields. Each issue is structured around a thematic focus around the topics of of space, power, and society.

Research is a movement of thought that does not depend on codes or specialized savoirs. It is neither disciplinary nor bound to produce certified, true knowledge. In other words, research is open and endless. Predicated upon these premises, lo Squaderno is a free web journal devoted to explore and advance research movements.

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In questo numero ci proponiamo di indagare storie che trattino di immondizia e rifiuti. Oggi, il termine immondizia ci riporta immediatamente al suo significato politico, sia per quel che riguarda l’emergenza ecologica e sanitaria, sia per  quel che riguarda il disciplinamento di  vari segmenti di popolazione. Il rifiuto è infatti un valore complementare essenziale nei processi di accumulazione dell’economia tardo-capitalista: un elemento marginale che in realtà si rivela svolgere un ruolo centrale nella logica contemporanea di accumulazione del capitale. Mettere in discussione i rifiuti, in tutti i loro possibili significati politici, implica quindi affrontare il luogo complesso e centrale occupato dai margini nelle attuali politiche governative tardo-neoliberiste.

Da un lato, lo smaltimento dei rifiuti è un’attività che incide pesantemente sul territorio, non solo inquinando intere aree, ma anche e soprattutto stigmatizzandole. Vivere vicino – o addirittura all’interno – di una discarica, o in prossimità di strutture inquinanti è il modo migliore per essere stigmatizzati ed emarginati. L’immondizia funziona quindi come anti-valore sociale per eccellenza: la sua contaminazione è duplice,  biologica e morale al tempo stesso. I difetti nella gestione dello smaltimento dei rifiuti conducono periodicamente ad allarmi mediatici che aprono la strada a ogni sorta di misure d’emergenza capaci di scavalcare qualsiasi discorso democratico.

Dall’altro lato, soprattutto nei paesi occidentali, il riciclaggio sta diventando una nuova forma di disciplinamento e un nuovo metodo volto a gerarchizzare gli individui. Il riciclaggio si configura sempre più come un nuovo tipo di razzismo, basato  non più sul dato biologico ma sulla differenza tra il civile, colui che ricicla correttamente, e l’incivile, incapace di riciclare – o che, peggio ancora, renitente.

La società sembrerebbe quindi odiare la propria immondizia. Ma cosa significa dire che la nostra società produce rifiuti? Vorremmo  suggerire un altro modo di intendere il termine: i rifiuti della società contemporanea non sono solo imballaggi e prodotti chimici industriali; rifiuti sono anche tutte le persone le cui capacità non possono essere convertite in attività economicamente vantaggiose – e, a causa della crisi, sempre più anche tutte le persone che perdono il loro lavoro a causa di tagli e riduzioni.

Invitiamo contributi provenienti da ogni prospettiva disciplinare che intendano indagare il ruolo, la funzione e i paradossi concernenti immondizia, rifiuto e società. Accettiamo sia riflessioni generali sia casi di studio specifici che possano aiutare a comprendere meglio lo spazio e le politiche dell’immondizia e dei rifiuti.

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Deadline for contributions : 30 June 2013